Il nostro presente è infiltrato dalla cultura della cancellazione, meglio nota in ambito internazionale come “cancel culture”.
Cancellare modelli culturali, sociali non aderenti ai programmi che un’ elite di potere, figlia di una pessima distribuzione della ricchezza, ha rafforzato nel tempo.
Il potere oggi si esprime nel controllo e nel condizionamento degli Stati non più sovrani ormai costretti a finanziare il debito pubblico con capitali privati, come pure l’infiltrazione massiva della classe politica sempre più asservita per interesse, avidità o paura. La corruzione quando si trasforma in ricatto prende più di quel che ha dato e gli effetti diventano tangibili anche ai meno attenti.
Il fallimento delle due agende massonico- oligarchiche, rispettivamente ONU 2030 e World Economic Forum 2035, fa sì che la pars destruens in questo momento abbia la meglio sulla pars costruens invocata dalla parte sana dell’umanità.
Altro fallimento rilevante è da registrare nell’adesione al modello economico neo-classico di matrice liberista che antepone gli interessi economici ai valori morali, che vede la persona unicamente in funzione dei consumi che può produrre, che soverchia le funzioni dello Stato sovrano non piu garante dei diritti fondamentali ma fonte di inefficienze, eccessi burocratici, generatore di debito incontrollato.
Oggi possiamo tirare le somme dei processi che, partiti da lontano, sono progrediti fino a presentare conseguenze abnormi rispetto a quel che di positivo possono aver generato. Le due guerre mondiali di cui una persa con ignominia, il finto armistizio corto di Cassibile, in realtà una resa incondizionata, alla quale fece seguito il trattato di Parigi del 1947 entrambi con titoli segretati, la seconda rivoluzione industriale, l’ingresso della televisione nella vita degli italiani, gli agi e le attrattive comodità introdotte con gli anni ’60 che, attraversando le turbolenze in alcuni casi tragiche degli anni di ferro, furono riproposti per buona parte degli anni ’80 producendo incosciente euforia e illusione di benessere.
Von der Leyen
Contemporaneamente il pentapartito, la distruzione del partito comunista, la politicizzazione del sindacato, il sovranismo fieramente ostentato da Craxi nonché i processi esterni come la guerra dei Balcani, la riunificazione delle due Germanie hanno prodotto profonde trasformazioni con le quali oggi ci troviamo a fare i conti.
Infine la nascita della comunità europea, la materializzazione del sogno mal rappresentato dal manifesto di Ventotene, un documento che ad un’ attenta lettura testimonia le reali finalità di un progetto oligarchico sovranazionale utile a sottomettere e porre sotto controllo Stati depredati delle rispettive sovranità.
Attraverso quel passaggio che ha visto la Germania grande favorita nonché paese-guida di una coalizione nata per imporre l’egemonia della moneta unica, del capitale apolide della finanza speculativa. Non che le cose siano andate così bene nel vecchio continente come del resto oltreoceano a dimostrazione che l’economia si sostiene con la produzione di beni reali e non con pezzi di carta prezzati secondo gli umori dei mercati.
Tale sistema ha causato danni economici inquantificabili, aumentato le disparità sociali, cancellato il ceto medio innalzando le fasce di povertà, distrutto la piccola e media impresa favorendo la deindustrializzazione e la delocalizzazione delle imprese nazionali con disastrose ricadute sull’occupazione.
Da questi sconvolgimenti non più occultabili dietro falsità ed emergenze di comodo nasce l’esigenza di un terzo conflitto mondiale, un reset in grado di superare gli insuccessi delle malversazioni nascoste come polvere sotto il tappeto, delle agende globaliste con il loro carico di criminalità sottintesa, dei poteri forti non più in grado di speculare sulle sorti di un’ umanità sulla via del risveglio.
Distruggere, cancellare per ricostruite a propria immagine e somiglianza…questo è il dictat del potere marcio e purulento che oggi siamo chiamati a contrastare con tutte le energie possibili. Sottrarci agli obblighi di partecipazione ad una guerra è il minimo che il governo italiano può mettere in atto per contrastare la vocazione al suicidio che pervade la società benpensante recentemente riunita a piazza del Popolo…che lo stesso governo in carica trovi il coraggio di farlo prima che sopraggiungano le conseguenze di decisioni folli concepite per decimare e distruggere!
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